Dieci ultime volte. Dieci, nove

Dieci ultime volte ti diranno che qualcosa sta per spezzarsi. 

La decima era a Milano centrale, quando sono salita sul treno e tu, laggiù, hai alzato una mano per salutarmi. Era amaro quel saluto, nonostante gli abbracci di poco prima. Aveva tutto il sapore di un'ultima volta; come sapessimo che non sarebbe stata più la stessa cosa. 

La nona era in questa piccola città di provincia, dove il venerdì sera sembra sempre una festa. Me ne sono andata e tu, invece, no. Non mi hai cercata, non hai più pensato a quel saluto rimasto appeso nello spazio tra di noi. C'eri senza esserci davvero, come in tutti i momenti. Ci sei senza esserci davvero.

Devi andare. Per la tua vita e per la tua strada, verso ciò che hai desiderato da sempre e finora non hai mai avuto. Devi andare dove ci sia qualcuno che ti apprezzi, dove potrai crescere senza discussioni, senza sentirti fuori luogo. 

Devi andare e devo andarmene anche io. Perché questo nostro legame ci spezza invece che unirci, ci mette in discussione. E forse è proprio questo il suo bello, ribalta le nostre vite dicendoci in faccia cosa siamo e cosa diventeremo. Smonta le convinzioni, costruisce sguardi blu, lunghi e asintomatici. Eppure dieci ultime volte sono già iniziate, e d'ora in poi sarà solo un grosso conto alla rovescia. 

Solo io posso decidere se godermi tutto il tempo che rimane fino all'ultima volta, oppure se tagliare questa corda prima che faccia troppo male: forse sono tanto codarda da risparmiarmi la sofferenza, da mettermi la maschera di una personalità tanto forte quanto falsa. Sarà solo compito tuo capire che è tutta una finzione, che forse basterebbero dieci parole per far cadere ogni ruolo e smettere di essere attori in questa vita. 

In questa vita in cui ho combattuto a lungo per togliere l'apparenza ed essere essenza autentica, vera. Magari non mi conosci, ma se invece accade, se puoi capire tutto da uno sguardo, comprendilo prima che sia troppo tardi. Prima che arrivi l'ultima volta. 


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